
La nostra storia diventa patrimonio nazionale: il Museo Piero e Salvatore Leone de Castris entra in Museimpresa
C’è una linea invisibile ma solidissima che attraversa i tre secoli e mezzo di storia della nostra Cantina e che trova il suo punto di sintesi perfetto nell’evoluzione tecnologica. Un legame profondo, fatto di visione industriale e radicamento territoriale, che la prestigiosa rivista nazionale “Imbottigliamento” ha deciso di raccontare in un ampio servizio a firma della giornalista Laura Turrini.
L’approfondimento (pubblicato sul numero di Maggio 2026) mette in luce un anniversario che va ben oltre la semplice retorica celebrativa: i 100 anni dall’inizio dell’imbottigliamento aziendale.
Scegliere di confezionare il proprio vino nel 1925 – in un’Italia ancora lontana dal concetto moderno di qualità sigillata – ha significato per Leone de Castris anticipare un cambio di paradigma epocale. Da quel momento, a partire dal primo storico Moscatello, il vino ha smesso di essere unicamente un prodotto agricolo sfuso per diventare un oggetto finito, riconoscibile, tracciabile e ambasciatore del Salento nel mondo.
1665: Fondazione della Cantina da parte dei Conti di Lemos
1925: Svolta industriale -> Primo imbottigliamento (Moscatello)
1943: Nasce il Five Roses (Primo rosato imbottigliato in Italia)
1954: Nasce il rosso Salice (Anticipa la DOC del 1976)
Oggi: Linea integrata da 5.000 bottiglie/ora e presenza in 50 Paesi
La tecnologia come pilastro di competitività
Nelle pagine della rivista, Piernicola Leone de Castris chiarisce come la tradizione non debba essere un limite o un elemento museale, bensì un motore di sviluppo concreto:
«La forza di Leone de Castris si basa su tre direttrici chiare: la continuità familiare, che garantisce stabilità nelle scelte; l’investimento costante in tecnologia e nel controllo di processo; la valorizzazione strategica dei vitigni autoctoni, che restano il cuore della nostra identità. Nel vino il tempo è una variabile fondamentale. Nel nostro caso è diventato anche un alleato industriale, uno strumento che ci permette di costruire continuità, rafforzare il modello produttivo e guardare al futuro senza perdere coerenza».
Questa filosofia si traduce in un impianto produttivo all’avanguardia a Salice Salentino, dimensionato per gestire una produzione annua di circa 2 milioni di bottiglie e un export che copre oltre 50 Paesi (tra cui mercati esigenti come Germania, Stati Uniti, Giappone, Cina e Nord Europa).
Dalla vigna alla linea di confezionamento: un flusso di precisione
Come spiegato nell’articolo dall’enologo, Antonio Tripaldi, la qualità non si costruisce alla fine del processo, ma si imposta fin dal momento in cui le uve varcano la soglia dello stabilimento. L’infrastruttura tecnologica interviene a supporto dell’esperienza umana attraverso fasi cruciali:
1. Selezione e parametrizzazione della materia prima
Il primo livello di controllo è affidato alla diraspatrice lineare Pellenc con tavolo di cernita, che elimina le variabili indesiderate e garantisce l’omogeneità dei lotti. Inoltre, per una fase delicata come l’appassimento delle uve, la cantina è passata da una gestione empirica a una conduzione parametrica attraverso due celle dedicate, capaci di monitorare costantemente temperatura, umidità e ventilazione per garantire una stabilità qualitativa assoluta.
2. Vinificazione in assenza di ossigeno
Il reparto di vinificazione vanta tre presse Siprem refrigerate e sottovuoto. Questo sistema permette estrazioni estremamente delicate gestendo contemporaneamente temperatura e ossigeno. Si tratta di un fattore determinante per preservare la freschezza, l’integrità aromatica e la pulizia olfattiva dei vini.
3. L’imbottigliamento: sicurezza e tracciabilità
Il cuore pulsante della produzione è la linea di imbottigliamento, concepita come un flusso continuo integrato che azzera i tempi morti. Il fulcro è il monoblocco Elettra 1400 di Bertolaso, con una capacità di 5.000 bottiglie all’ora. La scelta strategica di non sovradimensionare l’impianto risponde alla volontà di mantenere un controllo diretto e rigoroso su ogni singola bottiglia, dove si consolidano la tracciabilità e la sicurezza alimentare richieste dai mercati internazionali. Completano la linea un’etichettatrice modulare P.E. Labellers Modular CM, un depallettizzatore Cosmapack e i sistemi integrato Fipal per l’incartonamento finale.
Un ringraziamento speciale alla redazione
L’ampio reportage di Imbottigliamento restituisce l’immagine di un’azienda che ha saputo industrializzare la poesia della propria terra senza snaturarla.
Ringraziamo vivamente la testata e l’autrice Laura Turrini per aver fotografato con tanta precisione la nostra realtà, dove l’innovazione non sostituisce la competenza, ma ne diventa il braccio operativo più efficiente.
Vi invitiamo a leggere l’estratto dell’articolo e a seguire il lavoro dell’autrice sui suoi canali ufficiali:
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Il futuro ha radici profonde. Continuiamo a muoverci lungo una linea precisa, fatta di radicamento territoriale e innovazione tecnologica.






